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Alto Medioevo

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Dal IV secolo d.C. si apre un periodo cupo anche per Castell'Arquato: pestilenze (Paolo Diacono scrive di quella terribile del 565), invasioni dei popoli del nord (nel 570 scendono i Longobardi) che impongono la loro organizzazione territoriale; nel 590 i Franchi), crisi climatiche che incidono fortemente nell'economia rurale dei luoghi. Un accenno di ripresa economica si vivrà solo a partire dall'VIII secolo.

Lo studio dell'onomastica e della diplomatica inerente i fines castellana documenta in territorio arquatese il peso della dominazione longobarda. Non risulta peraltro semplice la definizione del territorio arquatese. Un'ipotesi plausibile di V.Fumagalli traccia una mappa che va da Viniola (nelle vicinanze di Fiorenzuola), da Salde (tra Ceno e Taro), dal monte Spinola e da Obolo. Documentata è una certa autonomia del centro di Castell'Arquato da Piacenza anche in epoca longobarda quando costituiva un avamposto contro i Bizantini. Rappresentava un distretto autonomo governato da un castaldo , affiancato dagli Arimanni . Dominava lo sbocco verso la Pianura Padana di un percorso che arrivava da Bardi, Borgotaro, dal Passo della Cisa fino alla Lunigiana.

Le prime notizie riguardanti la pieve di Castell'Arquato sono dell'VIII secolo d.C. "un nobile e potente Signore nomato Magno ... fatto edificare o piuttosto riedificare et agrandire... forse in forma più bella che dianzi non era, il luogo o Terra che Castello Quadrato, o Alquadro appellasi oggi C.Arquato... e quivi anesse ancora una Chiesa in onore della gran Madre di Dio, la quale di molti beni dotò". (756-758 d.C.) . "Castell'Arquato con il suo castrum (organizzazione militare), la sua curtis (organizzazione agricola del territorio), la sua curia (amministrazione della giustizia), la sua pieve (amministrazione religiosa), il suo mercato ed i suoi apparati produttivi, mulini, forni, torchi, etc. tutti di privativa signorile e gravati di pesanti balzelli, costituiva il centro politico, economico e religioso di tutto un ampio territorio, dal quale i governanti traevano ampie e sicure rendite", P.CASTIGNOLI, 1989. Fatto è che alla morte di Magno (789 d.C.) questi dona al vescovo di Piacenza il paese, la chiesa di S.Maria e i beni annessi.

L'originario edificio religioso andò distrutto nel disastroso territorio del 1117. Il ritrovamento di una vasca monolitica coeva all'edificio eretto nel 758 non aiuta a ricostruirne l'architettura, ma attesta che fin dall'VIII secolo la chiesa aveva funzione pievana e battesimale.
Da una bolla di Bonifacio IX del 1296 si ricavano le 26 cappelle della giurisdizione territoriale della pieve. Si ricava anche che la cappella di località Panegano, recentemente restaurata, fosse davvero molto antica.




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