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Castell'Arquato... Storia di un'autentica magia
Castell'Arquato, Città d'Arte, Città del vino, sorprende già al primo sguardo, tra Emilia e Lombardia, tra Pianura Padana ed Appennino, a circa trenta chilometri dal capoluogo Piacenza e poco più da Parma, per il suo autentico aspetto medievale. Al secondo già rivela un denso tessuto di storia, natura e fascino.
La sua unicità fa sì che sia entrato nel Club dei Borghi più belli d'Italia, che abbia ricevuto la certificazione TCI Bandiera Arancione, sia protagonista del circuito dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini, ma è anche Città per la Pace.
Il centro storico del capoluogo è caratteristico per l'intatta atmosfera medievale che vi si respira, ancora oggi nel terzo millennio, è sviluppato sulla riva sinistra del torrente Arda, adagiato su un colle che domina la pianura. La posizione strategica dell'insediamento balza dunque subito agli occhi.
Indizi della sua storia, ma anche della quotidianità degli abitanti che si sono succeduti sul suo territorio nei secoli e nei millenni, si ricavano dai documenti. Liguri, Galli, romani, poteri ecclesiastici e civili, papi, cavalieri di ventura e signori Rinascimentali hanno costruito la storia arquatese. Le fonti documentarie, tutto sommato non ancora organizzate e percorse in modo organico, tracciano dunque un cammino denso che accompagna fino ai giorni nostri.
Il primo documento scritto conosciuto è la copia di un atto di vendita del 13 marzo 760 (nelle Carte di Varsi), quindi in età longobarda: in esso leggiamo chiaramente la dicitura in finibus castri Arquatense. In documenti del VII secolo si trova la dicitura Castro fermo, nell'800 accompagnata da Arquatense, da questa data compare anche fines castellana che diventa la denominazione prevalente.
Oggi l'economia del borgo è prevalentemente agricola, soprattutto legata alla coltura (ma anche cultura) della vite e del vino che affonda nei secoli; prelibata e di qualità è la produzione locale di salumi: coppa DOP, pancetta, salame e culatello. Imperdibili i piatti della tradizione: anolini, pisarei e fasò, tortelli di erbette con la coda, torta al cioccolato di Vigolo Marchese.
A Castell'Arquato sono vive anche attività di piccolo artigianato: ebanisteria e restauro di mobili antichi, lavorazione del ferro battuto, realizzazione di oggetti in vetro, decorazione di ceramiche. Famosi pittori e artisti, come già nei secoli passati, dimorano a Castell'Arquato traendone magica ispirazione. Particolare è l'attenzione e la cura del verde che gli abitanti sfoggiano, abbellendo le vie i vicoli del loro paese.
Ma è il turismo, che soprattutto nella bella stagione anima il borgo. Dalla primavera all'autunno la popolazione aumenta, si riaprono antiche dimore perfettamente restaurate, buen retiro di molti che fuggono dalle grandi città. Anche il turismo di giornata riempie le vie e i vicoli di Castell'Arquato: la primavera è il periodo ideale per le gite scolastiche che arrivano a scoprire Castell'Arquato e i suoi Musei. In estate il paese si riempie di italiani e stranieri che scoprono ammirati gli angoli più suggestivi e possono trovare manifestazioni, mostre ed eventi per tutti i gusti.
Castell'Arquato non è solo il paradiso per gli appassionati del Medioevo e del turismo culturale. Infatti la ricchezza naturalistica del territorio circostante offre la possibilità di escursioni in mountain bike, a cavallo o semplicemente a piedi, magari in cerca di orchidee autoctone o piccoli animali. Il territorio è ricco di fossili e ritrovamenti geologici, ben testimoniati dal patrimonio del Museo Geologico Cortesi. Addirittura un'era geologica prende il nome da queste zone: il Piacenziano.
E' stata appunto istituita la Riserva del Piacenziano che merita di essere scoperta, al pari di altri tesori naturalistici come ad esempio il bosco di Santa Franca.